L'ape e l'agricoltura

L'ape non si limita a donare miele, polline, propoli, cera, pappa reale, ma si pone al servizio dell'agricoltura per svolgere l'attività di impollinazione.

 

Siamo abituati a pensare agli insetti come a dei pericolosi nemici della nostre colture, da combattere con ogni mezzo e senza pietà, invece molti di essi e soprattutto l'ape, sono dei braccianti senza paga al servizio dell'agricoltore, e gli forniscono gratis il loro lavoro.

 

Le piante superiori, sono dotate per lo più di fiori che presentano un apparato "femminile", il pistillo, e quello "maschile", gli stami. Perché le piante convolino a giuste nozze è necessario che il polline contenuto nei sacchi stamiferi, vada a cadere sullo stimma al vertice del pistillo, e germini. La cosa più logica da pensare è che il fiore, ermafrodita com'è, "ami se stesso'" e si “autofecondi".

Per merito di Darwin però, sappiamo che le nozze tra parenti stretti - e un ermafrodita è certo uno strettissimo parente di se stesso - fanno insorgere, a lungo andare, degli effetti dannosi. Quindi, il polline di un fiore è gentilmente pregato da Madre Natura di andare ad impollinare un altro fiore, di una pianta sorella. Gli insetti sono i "segretari galanti", i messaggeri d'amore dei fiori che consentono la riproduzione delle piante e quindi la produzione dei frutti.

 

Questo "favore" biologico di sopravvivenza (il termine scientifico è "simbiosi"), prevede un scambio di doni: l'insetto consente le nozze dei fiori, e i fiori gli offrono un compenso: del nettare, ricco di zuccheri e di polline, ricco di proteine. Insomma, i fiori si fecondano, e gli insetti si nutrono. In sostanza, succede che l'insetto, giunto sul fiore, lo spropri di nettare, e di polline, ma si imbratti contemporaneamente di una miriade di granuli pollinici che restano "incollati" al suo corpo. Passando su di un altro fiore è fatale che il polline "debordi" sul nuovo stimma, e che si verifichi cosi la fecondazione di più piante sorelle, lontane tra di loro nello spazio.

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